J. Elliot, Specchi dell’invisibile

Che Jason Elliot sia un bel tipo di scrittore lo si intuisce scorrendo la sua biografia. nel 1984, quando ha solo 19 anni, il buon jason parte dalla natìa inghilterra per andare in afghanistan, a combattere insieme ai mujaheedin contro l’esercito sovietico.

passano dieci anni e elliot decide di tornarci, in afghanistan. la situazione è assai diversa: l’unione sovietica è crollata, il paese è in mano ai talebani contro cui piccoli eserciti tribali lottano senza posa. tra loro il leggendario massud, il leone del panshir.

di nuovo elliot s’immerge nelle vicende afghane, ma questa volta ha uno scopo preciso: scrivere un libro. nasce così an unexpected light, tradotto in italiano da neri pozza (una luce inattesa, 2002). il libro diventa subito il miglior resoconto moderno sull’afghanistan, con pagine sospese tra la poesia e l’avventura.

ora è in uscita il secondo libro di elliot, specchi dell’invisibile, frutto di un lungo viaggio tra tehran, il nord dell’iran e il kurdistan persiano. in inghilterra, dove è uscito alla fine del 2006, ha raccolto giudizi positivi. personalmente aspetto con ansia di averlo tra le mani!

in breve:
titolo: specchi dell’invisibile
autore: jason elliot
editore: neri pozza
uscita prevista: fine marzo 2007
perché aspettarlo con ansia: promette di essere un eccellente libro di viaggio su un paese dal fascino incomparabile: l’iran.