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Appena entra capisco che è lui. sarà l’aria assente, come se qualcuno l’avesse spinto a forza dentro la libreria e lui stesse cercando di capire dove diavolo è finito. “chissà perché ci sono tutti questi libri!”, sembra chiedersi mentre per la mano trascina un bimbo, forse suo figlio.

E’ lui, è il cliente d’oro. si aggira a piccoli passi, un po’ sospettoso, tra gli scaffali. aspetta che finisca di servire una signora. egli, il cliente d’oro, ha tempo. non tocca i libri. guarda le copertine, le annusa. pensa. parlotta con il bimbo. d’un tratto si gira e dice: “libri usati ne avete?”

Rispondo di sì, gli mostro dove sono. lui sta fermo. allora dico: “costano la metà del prezzo di copertina, sono qui, vede?” e indico di nuovo lo scaffale. lui sempre fermo. chiede: “e libri d’arte?”. “sono qui in fondo, ma sono pochi purtroppo”, gli dico e vado verso i libri d’arte. sempre fermo, commenta: “sono belli, i libri d’arte“.

Un po’ incerto torno verso la cassa e lui allora si muove. sempre a piccoli passi, sempre trascinando il bimbo riottoso. si pianta davanti alla cassa e mi guarda, immobile e zitto. io non so che dirgli, faccio stupidi commenti sui libri d’arte. lui chiude gli occhi, sembra cercare un’ispirazione. io comincio ad avere paura.

“senti, vedo che hai un computer”, dice alla fine.
io non nego.
“ecco… ma come funziona questo internet?”
“prego?”
“perché io ho fatto l’abbonamento…”
“sì?”
“e non va”
“ah”
“cioè, mi hanno detto di telefonare al 155 per attivare l’internet
“ah”
“solo che ho pensato: perché devo telefonare io? e quindi non ho chiamato”
“ecco, secondo me questo è un errore“, sentenzio.
il bimo gli tira un braccio, dice: “visto, che t’avevo detto?”
egli, immobile, domanda: “ma perché devo chiamare io? se poi mi fanno delle domande e non so rispondere? cosa dico? eh? cosa gli dico?”
“metta giù”
“dici?”
“sì”
“visto? che t’avevo detto?”, ripete il figlio.
“vabbè, allora telefono”
“telefoni”
“vado”
vada
“ciao”
“buona fortuna”