cesare

Ci sono momenti in cui sono pienamente soddisfatto di aver aperto una libreria. quella soddisfazione molto rara, che esclude per un momento ogni altra possibilità esistenziale. che ti fa dire: ecco, questo è quello che voglio fare, e voglio continuare a farlo il più a lungo possibile.

Uno di quei momenti è stato la sera del 25 aprile. proiettavamo un video intitolato il dolore dei poeti, che parla di tre poeti (pasolini, govoni e costa) e del loro rapporto con la resistenza e la liberazione.

A pochi minuti dall’inizio, mentre i presenti si stavano radunando, un signore dice: “non impressionatevi se mi vedrete nel video. ero amico di nino costa e di suo fratello, perciò mi hanno intervistato”. è un bel signore anziano, avrà settant’anni, penso. alto, magro, gli occhi dolci e sorridenti.

Poi la proiezione, le testimonianze sui tre poeti e sul loro rapporto, drammatico e creativo, con la guerra di liberazione. il fratello di nino costa, quello di pasolini, il figlio di corrado govoni: tutti morti in guerra. poesie in italiano e in dialetto s’alternano a interviste (ed ecco cesare, il signore che ha parlato prima), a immagini d’epoca. un bel video, realizzato dall’ancr.

Quando la proiezione finisce laurent dei droles chiede al signore di aggiungere, se vuole, due parole. lui si alza e parla. e per cinque minuti sembra che il tempo impazzisca, che torni indietro di sessant’anni e poi di nuovo avanti, a molla. ma poi il tempo si ferma, cristallizzato nel nitore di concetti eterni.

Cesare di anni ne ha ottantuno. è quasi incredibile pensarci, mentre racconta, con un’energia che sembra invincibile. nel ‘45 era un giovanissimo capo partigiano. ha visto l’Italia tornare libera, e ha contribuito alla sua liberazione. ha visto i suoi compagni morire per questo. e quando dice parole come patria e libertà, non sono gli stessi suoni frusti che sentiamo ogni giorno, ma parole nuove.

Perché lui, cesare, sa cos’è la patria e sa cos’è la libertà. lo sa e lo dice: la patria non è solo l’italia, ma il mondo intero, l’umanità. e allo stesso modo siamo liberi solo se non abbiamo paura, se ci apriamo agli altri.

Cesare fa venire i brividi mentre racconta senza retorica e con umiltà. appena smette di parlare ci sono applausi che non vogliono finire. e poi nessuno si sente d’aggiungere niente, se non qualche lettura di condannati a morte.

Accompagnato dalla moglie, cesare fa qualche chiacchiera, beve un bicchiere di vino, poi saluta tutti e se ne va. “è stata una serata stupenda“, dicono. ed è vero, grazie a loro è vero.

commenti

  • desmentera dice:

    Mi spiace di non esserci stata, capisco bene l’emozione e ringrazio Cesare e i tanti come lui, perchè senza di loro non saremmo quello che siamo. E lo ringrazio anche perchè mi ricorda mio nonno che amo moltissimo nonostante lo abbia perso da piccola. Anche lui era partigiano e anche lui parlava di patria e libertà.
    La prossima volta non mancherò.
    Ciau!

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