il bancarella
In origine furono gli ambulanti. decine di librai ambulanti, che con borse pesanti di libri emigravano da pontremoli, in lunigiana, fino in lombardia e oltre ancora, lungo la via francigena.
Erano librai in tempi difficili, in cui c’eran pochi soldi per mangiare, figurarsi per la cultura. eppure sapevano che i libri, anche in tempi difficili, sono essenziali. per questo vendevano formaggio, castagne, foglie di gelso, e col ricavato compravano libri.
Stipavano grandi valigie di almanacchi e grandi classici, poesie e preghiere. poi, scendendo in padania, cercavano i clienti. con gli anni, se avevano abbastanza denaro, potevano comprare carretti, piccoli banchi, infine un negozio.
Da questa storia - raccontata molti anni fa da oriana fallaci, nientemeno - sono nate molte cose. tanti librai ed editori - a torino, per esempio, fògola - vengono da qui. soprattutto, da questa tradizione è nato il premio bancarella. un premio letterario in cui a giudicare i libri sono, appunto, i librai. che conoscono davvero il gusto del pubblico. che sono indipendenti, non condizionabili.
Sarà vero? leggete l’albo d’oro del bancarella. 1953, prima edizione: vince hemingway con il vecchio e il mare. seconda: guareschi, don camillo e il suo gregge. e nelle prime edizioni c’è anche pasternak; c’è singer. wow.
Ma se si risale la classifica ci s’accorge di qualcosa di strano. tra la fallaci, berto e cassola fa capolino susanna agnelli. susanna agnelli? boh. ma poi c’è saviane, sospiro di sollievo, si sale più leggeri, su fino al 1985: giulio andreotti. urgh.
Non è un giudizio di merito. i libri dell’agnelli o di andreotti (e di vespa, che ha vinto nel 2004), magari valgono qualcosa (io non credo, eh). il punto è: chi decide oggi i premi? i librai, che giudicano liberamente, o la politica (politica-politica, politica economica, politica editoriale)?
Non ho una vera risposta. però quest’anno, tra i duecento librai che giudicano ci sono anch’io. e da qualche settimana sto ricevendo libri in omaggio e telefonate mielosissime dagli editori coinvolti. lettere personali degli autori. frasi dette a mezza bocca (’mi faccia sapere cosa decide, che poi vedo di trattarla bene’).
Insomma, una miseria. era molto meglio ai giorni mitici dei librai ambulanti, quando almeno girava un po’ di formaggio buono e dei bei chili di castagne fresche.
(io comunque voto scheda bianca)

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