Dal basso dei cieli

Qualche mese prima di morire, Peppo Parolini venne ad abitare in via Massena 28, proprio sopra la mia libreria. Era un uomo piccolo, un po’ ingobbito, una gran testa bianca di capelli. Negli occhi fiammeggiava qualcosa.

Io non avevo mai sentito il suo nome, e fu un’amica comune a spiegarmi chi era Peppo, il presidente della libera repubblica dei Murazzi, un mito della vita notturna di Torino ma non solo.

Presto cominciai a conoscerlo: scendeva in libreria, stretto nel suo giubbotto di pelle, si sedeva, raccontava. A volte portava sotto il braccio dei fogli. Diceva che era il suo libro, e presto sarebbe uscito. Dopo settant’anni vissuti con rara intensità, continuava a far progetti.

Ora quei fogli sono diventati un libro. Peppo è morto da molti mesi, e non credo che ne sarebbe contento. Perché l’avrebbe voluto pieno di foto, come a testimoniare di tutta la gente che ha incrociato, conosciuto, amato: grandi jazzisti e drogati, industriali e criminali.

Ma è un libro sincero, secco come una sberla; è il racconto asciutto di una vita impareggiabile, trapuntato da perle di saggezza, offerte senza pose.