Al mare con la diarrea
Ecco, lo sapevo.
Lo sapevo che potevo mangiare quel che volevo in Messico, senza problemi. Compresi i frijoles a colazione (buonissimi), o quintalate di mole (pollo ricoperto da una crema di cioccolato caldo, peperoncino e altre spezie).
Lo sapevo che potevo assaltare i buffet della colazione, foderarmi di wurstel nani e tacos, mischiare guacamole e salsa rossa, mangiare i peperoncini crudi e scoprire la sottile differenza tra taco, quesadilla, enchilada.
Lo sapevo che potevo mangiare botanas a volontà (le botanas sono stuzzichini che portano insieme a birra e tequila. Robina come teste d’aglio seccate…). O anche provare decine di varietà di patatine chimiche, e gustare senza batter ciglio il gelato al tonno di Oaxaca.
Però la frutta, ecco, la frutta dovevo lasciarla stare. La frutta è insidiosa. Lo sapevo ma ci sono cascato come un pollo (ricoperto di mole).
Ieri ero in un bel mercato in un paesino appena fuori da Oaxaca. Tutte le strade invase dalle bancarelle, la banda che suonava nella piazza principale, banchetti che offirvano assaggi di mezcal. Una pacchia. Ma purtroppo, all’inizio del mercato, mi son fatto tentare da una bella macedonia di ananas e cocomero. Faceva caldo e mi ha fatto gola.
Inutile dire che tra i gustosi pezzi di frutta - così sani, così dissetanti - si nascondeva il vindice Montezuma. Risultato: son tornato in albergo verso le 5 del pomeriggio, e da allora ho passato 15 ore di passione, andando al cesso in media ogni mezz’ora. E ovviamente il cesso era in comune. Non so bene cos’abbiano pensato i miei vicini di habitación!
Adesso qui e’ tardo pomeriggio, tra tre ore parto per il mare (verso Puerto Escondido). Sto un po’ meglio, anche se è sempre bene avere un bagno a portata di mano. Spero che quello del bus funzioni al meglio, altrimenti il viaggio sarà molto sgradevole!
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