Sulla costa del Pacifico
So subito che mi piacerà. Dal modo che ha di presentarsi, di apparirmi come un approdo da sogno dopo un viaggio lungo e difficile. Un posto dove fermarsi un po’ di tempo (poi non lo farò, ma questo è un altro discorso).
Mazunte si presenta con un’alba luminosa e silente, che vedo dalla terrazza di una posada, sprofondato in una poltrona di vimini, comodissima. Intorno a me, sulla spiaggia, è pieno di ragazzi che guardano il sole sorgere con l’espressione basita di chi non l’ha visto mai, il sole. Io sono appena arrivato, sporco e stanco, con una maglia pesante (vengo da zone fredde), una giacchetta e scarponcini da trekking ai piedi, eppure mi sento subito a mio agio tra questa gente in costume e infradito.
Scambio due parole con una ragazza bionda, poi aspetto che la reception della posada apra e intanto mi godo lo spettacolo. Chi ha fretta?
Sono partito da Oaxaca a tarda sera, su un bus economicissimo di seconda classe. E ho scoperto questo, che bus di seconda classe significa:
- niente film (il che è un bene, visto che in dieci giorni di bus mi sono già fatto una gran cultura di b-movie messicani)
- niente sedili superultrareclinabili (altro vantaggio, ché a me mi sono scomodi)
- niente orpelli di servizio, tipo l’autista che si sente in obbligo di ringraziare pubblicamente ogni passeggero e d’informare su ogni fermata (qui invece l’autista parte quando c’ha voglia, frena brusco, bestemmia tra i baffi. Altro bene, chiaro)
- ma (unico e grande svantaggio): bagno chiuso per lavori. Stiamo lavorando per voi. Abbiate fede e riapriremo. Per il momento, chiappe molto strette. Disastroso, vista la situazione.
Così arrivo a Potchutla alle 5 del mattino. Raccolgo il mio zaino e mi metto ad aspettare, sul bordo del marciapiedi. Non so di preciso come arrivare a Mazunte, ma d’istinto schivo i taxi. Dopo un’ora che sono seduto accanto a un ragazzo, senza che ci siamo scambiati una sola parola, egli parla. E m’informa che i colectivos per Mazunte non partono certo da lì. Coglione di un gringo che non sono altro! Mi spiega dove partono, io lo ringrazio e zaino in spalla vado a prendere il colectivo, che è poi una camionetta con il rimorchio modificato, con due panche scomode.
E però, mentre su quelle panche sto insieme a gente che non conosco, raccolta alla spicciolata ai bordi della strada, e sfreccio a velocità inensata lungo la via per Mazunte, con nelle narici uno strano odore di motore spremuto e aghi di pino, mi sento libero. Intorno è ancora buio, ma s’annuncia una gran giornata.
E così eccomi sulla terrazza, alla Posada del Arquitecto (così chiamata visto che il proprietario, un cinquantenne italiano, era un architetto). Appena aprono la reception, mi sistemo nel dormitorio, una roba da quattro euro a notte. È una grande capanna, con delle amache al posto dei letti. Sta sulla sommità di una collina, da cui si gode una vista di quelle che ricordi.
Ma anche scendendo, Mazunte non delude certo, con il suo chilometro e mezzo di spiaggia, delimitato da costruzioni in legno decisamente non invadenti. Lungo le collinette affacciate sul mare ci sono solo piccoli cuartos sprofondati nella vegetazione tropicale.
Sulla spiaggia, poi, lo stile di vita è estremamente rilassato. C’è chi gioca col cane e chi fa il bagno, chi chiacchiera davanti a un arco sempre più cospicuo di birre e chi semplicemente sta, godendosi i refoli di vento. Ogni tanto arriva una lancha e allora per un momento tutto si anima: Avete pescato? E cosa? Bene, ce lo mangiamo stasera! Ma è solo un attimo, appunto, poi tutti tornano alle loro faccende. C’è così tanto niente da fare, qui…
articoli
hai tutta la mia invidia!!!
qui sta per cominciare a nevicare..fa freddo e l’orizzonte è cupo!
Ps.: da buon libraio se ti capita sotto mano qlc opera di Bukowsy ed. Messicana (??!?) me la prendi???
..che rompiballe eh????
ciao e buon proseguimento!!
(in via massena, su tutti i pali della luce c’è un cartello con la tua foto e la scritta MISSING…lauta ricompensa…boh..)
bello bello bello!!!
soprattutto quel “tanto niente da fare”…
eh, sì, dimenticavo, buon proseguimento di viaggio e di emozioni…
jimmy, jimmy… non mi dire quanto fa freddo a torino, che senno’ resto qua!
(il buko in salsa chili te lo prendo quando tornmo a citta’ del messico, dove ci sono librerie fantastiche. quasi come a torino! ;))
elena, grazie… adesso sono lontano dal mare (scrivo sempre con un po’ di ritardo) e quel ‘niente da fare’ mi manca parecchio
Ho scoperto solo oggi il tuo diario. Ti penso e ti invidio, qui nella fredda Milano.
Mi manca il rumore del mare, l’odore del vento, il gusto sottile della libertà.
Goditela. E torna tutto intero.
Un abbraccio fortissimo.
Michy
Come si magna dall’altra parte dell’oceano??
Abbracci italo-francesi da Giaveno !!
Laurent
Cara Michy, non lamentarti della fredda Milano… e’ che finora l’avevi vista solo d’estate! Qui e’ fantastico, oggi (sono a Citta’ del Messico, devo decidermi a postare qualche aggiornamento!) c’era l’inaugurazione del world social forum con concerti dovunque… mi son messo a ballare come un cretino con tutti (e non ero neanche ubriaco!)
Comunque si mangia benissimo; molto meglio che in Francia, per dire!
un abbraccio anche a te, ci vediamo presto!
Laurent, ma sempre a magnare pensi!
(anche se un po’ mi mancano i risotti knorr di Eleonora…)
ci vediamo presto, salutami i droles!
beppe