Dieci anni
Ora chiudete gli occhi e ditemi: dov’eravate voi dieci anni fa?
Ma dieci anni esatti esatti.
Difficile eh?
Non vi ricordate, vero?
Normale.
Sempre che non foste a fare una cosa eccezionale.
Perché allora invece sì.
Allora sì che ricordereste…
<flash>
Stasera, il 18 febbraio, dieci anni fa.
Il locale è il solito. La stessa birreria di sempre. Quella della prima sbronza, per dire.
Un postaccio. Yuppie brianzoli dovunque. (Anche tra di noi, ovviamente).
Ma noi non siamo tra gli altri. Non siamo tra i tavoli.
Noi ci siamo guadagnati un improvvisato palco davanti a tutti.
Anche se il palco non c’è. È solo spazio tra la gente. Spazio dalla gente.
In questo spazio ci sono due aste e due microfoni. Fanno paura, tutt’e quattro.
Ci sono due musicisti, chitarra e basso. Ci sono cinque poeti. Noi.
Dopo un po’, con la birra che scende e la poesia che sale, il microfono non è più un nemico.
Leggiamo, sfogliando taccuini o a4. Diciamo cose. Facciamo qualche rima. E subito alziamo la testa, per vedere l’effetto che fa.
La gente davanti a noi è abbastanza indifferente. A parte gli amici. Qualcuno applaude, sperando che finisca presto.
Ma ci vuole un po’ per finire. Anche perché ora, nell’estasi alcolica del giovin poeta, il microfono non fa più paura.
Al contrario, ce lo contendiamo. ‘Fammi dire una cosa’, ‘A me, cazzo’, ‘No io, cristo’, ‘Io io, io devo dire una cosa’.
Tutti grandi oratori. Tutti ben imbriachi.
Stasera, il 18 febbraio, dieci anni fa, un gruppo di poeti chiamato viandante s’esibì per la prima volta a Cabiate, Brianza profonda. Ragazzi molto giovani, i vecchi erano sui venticinque, gli altri sotto i venti. Fu un successo, ma mica in termini di pubblico. Fu un successo molto più grande, perché - dopo un’invettiva a lui indirizzata - l’odioso Paolo, il gestore del locale, per la prima volta nella vita fu costretto a offrire qualche birra. La logica del poeta - che offre, condivide - aveva trionfato su quella del commerciante.
E non fu che la prima volta.

articoli
L’odioso Paolo… hoste hostico…
Ricordo (ero uno dei sott-ai-venti) che presi una lemonhead, che non mi è stata mai perdonata
Per concludere il ricordo con un dettaglio, sottolineamo che l’odioso ci costrinse anche a portare giù noi stessi a mani nude la strumentazione per lo spettacolo, e a sistemare il locale
E noi giùùùù, a spostar tavoli!…. Siamo cresciuti.
Siamo cresciuti e per dieci anni abbiamo accumulato un giorno sopra a quello dopo (quello prima svaporava tra fumi di varia origine) cercando di capirci qualcosa.
Di cosa?
Della poesia? No di certo, quella l’avevamo già, infusa per diritto divino nelle nostre belle mani
Degli spettacoli? Nemmeno, altrimenti dopo diec’anni l’avremmo già capita, e invece no, e continuiamo a portare in giro le nostre facciacce brutte, in un modo E nell’altro (qua non si esclude nessuno)
Essendo stato per longa pezza cronista e vergator di memoriali per le serate live, non ho tutta questa voglia di rievocare ogni momento passato: quello che mi basta è ripensare ai dietro le quinte,
alle partenze anticipate di un paio di giorni per cazzeggiare prima di uno spettacolo,
a venezia che prima di andarci passiamo per ferrara (a cazzeggiare, che pensavate?) e il giorno dopo ci chiamano e il locale è stato inondato dall’alta marea,
ALLA SFIGA VIANDANTEA!, ché ogni locale in cui si sia passati, ogni associazione, ogni mecenate, han fatto tutti una bruttissima fine, tra chiusure (galeno 6, a milano), abolizioni (feem factory), DISTRUZIONI (b.u.l.k.), malattie varie e lutti sparsi… brrrrrrrrrrrrrrr!
Tutti, tutti.
Meno uno! UNO!
La birreria dell’Odioso Paolo!!!!!
è tutta una scusa per mettere una tua foto di quando avevi i capelli … sempre che non sia un fotomontaggio …
chiarina, certo che è un fotomontaggio: ho dovuto toglierne un sacco, di capelli!
valchi, grazie per il ricordo… lacrimuccia