Venerdìpoesia

venerdipoesia.jpgC’è un modo di dire le cose, ci sono parole, che funzionano come una boccata d’aria buona dopo ore passate nel traffico di una metropoli. Sono le parole della poesia.

Che per sua natura è immateriale e difficile da definire (io neanche ci provo), se non appunto per l’effetto che fa. Ascoltare la poesia, poesia buona, ben letta, o anche recitata, è bellissimo. Chi non l’ha mai fatto s’è perso qualcosa. Entri per un momento nel mondo del poeta, perché i poeti creano mondi, surreali o romantici, divertenti o strazianti, mondi di cui riscrivono le leggi, di cui sono padroni, anzi in cui non ci sono padroni, padroni sono tutti, noi che ascoltiamo e il poeta che dice e il passante (che passa).

Qui in via Massena, da qualche mese, i venerdì sera sono dedicati all’ascolto della poesia. Ma non di tutta la poesia, badate bene. Per una crudele necessità, e in modo completamente arbitrario, escludiamo certi tipi di poeti. Come per esempio:

- Quelli che guardano il proprio ombelico, e lo trovano bello, e non fanno che parlarne
- Quelli che la poesia la vomitano
- Quelli che prima di leggere una poesia chiedono scusa. E quelli che (come dice Guido) son peggio ancora: non si scusano

Tutti gli altri, invece, sono benvenuti. E benvenuto è anche il pubblico, perché le serate del venerdì sono di solito molto belle. Se non ci credete, guardate qualche video.


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