Il commissario incantato

Il commissario incantatoQuesto libro è come una tasca di Eta Beta: sembra vuota, ma c’è dentro moltissimo. In duecento pagine di buona scrittura, semplice ma con stile, Matrone fa stare pezzi della sua biografia (reale o immaginaria?), qualche pennellata sulla sua città adottiva, il ricordo affettuoso di un’amica scomparsa e un omaggio a un grande scrittore del passato.

Il motore del racconto è Wilma, cara amica, libraia bolognese ora scomparsa, cui Matrone si rivolge, raccontandole alcune “avventure”. Storie non poliziesche - titolo e autore potrebbero farlo pensare - ma di varia natura: l’avventura galante e il raccontino pretestuoso, la storiella nonsense e l’apologo.

Nel raccontare, Matrone rende omaggio a Massimo Bontempelli, riscrivendo alcune delle storie che componevano “La vita intensa”. Ora io non ho letto questo libro, e non so quanto Matrone si sia ispirato a Bontempelli. Ma alcuni dei racconti del Commissario incantato sono molto belli. Leggeri, un po’ surreali (o anche reali, nel senso del realismo magico), scritti con il sorriso sulle labbra. Lo stesso sorriso che Matrone fa spuntare spesso sul viso del lettore.


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