Quando in vetrina c’è il libraio

Capita sempre di lunedì.
Quel giorno che qualche imprinting scolastico, familiare e poi sociale t’ha insegnato a odiare. Quello che invece, da libraio, capisci di amare, perché significa sonno alla mattina, ritmi lenti al pomeriggio, tempo di leggere, di cucinarti cibo quasi sano, quattro passi al parco anche se piove e un vigore che ti percorre il corpo, come se sentissi il sangue che ti scorre in ogni vena, e non fosse sangue normale, ma addizionato di Nebbiolo (che poi è davvero così, ti dici, visto cos’hai fatto la sera prima).
Capita, di lunedì, che in libreria il tempo che manca all’apertura sembri moltissimo. E allora alle solite pulizie, alla risistemata della vetrina, al caffè, alla lettura dei giornali, che a queste sane pratiche il libraio ne aggiunga di meno sane.

Tipo lavarsi i denti. Cosa c’è di insano? Niente, se non lo fate in vetrina con la gente che guarda dentro. Però di lunedì capita proprio così: che esci da bagno, spazzolino in bocca, e mentre ti lavori quel molare che ogni tanto fa male t’accorgi di essere proprio davanti alla vetrina, la stessa vetrina che una signora sta guardando con interesse, ma non per i libri, per te.

Per te pirla di libraio che si lava i i denti in pubblico. E allora poco rimane del rilassamento del lunedì, resta solo da sorridere (ma non si può, con in bocca lo spazzolino) e ripiegare in bagno.