Il bolso della situazione

Quando hai superato i quarant’anni ma vuoi ancora apparire giovane, il sistema c’è.
Non è il semplice antirughe.
Non è il cerone, e neanche il trapianto di capelli (robe da politici d’alto rango).
Il sistema è il cappellino da baseball. Quello col visierino. Ve lo calate sulla zucca calva, un po’ di sbieco, fate un sorrisetto e il gioco e fatto.

È quindi, inevitabilmente, un Max Pezzali con visiera quello che ci guarda dalla quarta di copertina di questo libro. Uno giovane. Mica come il Max Pezzali bolso e stanco, gonfio di luganega, che s’è visto in televisione, intervistato da Simona Ventura (che per la cronaca è arrivata a chiedere: “Ma ora che sei uno scrittore, tornerai a fare anche il cantante?”).

Purtroppo, però, il libro non l’ha scritto il Pezzali col cappellino, il giovane brillante; ma l’altro, pieno e svuotato. Uno che non ce la fa più. La storia è già stata scritta un milione di volte. E quasi tutte le volte, molto meglio. Tre amici rifanno, a quarant’anni, lo stesso viaggio che avevan fatto a venti. Sulle tracce del loro passato e di un altro amico, il quarto, che s’è perso.

La scrittura non è meglio della trama, cioè è banalotta, senza energia; scorrevole, ma nel senso in cui scorre l’acqua: senza lasciar traccia.


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