La logica del distributore

S’è già fatto qui il giusto elogio dei distributori di libri, figure che snelliscono il mercato librario quanto otto chili di burrata mangiati per cena, conditi con olio di rafano. Bene: è ora il caso di approfondire, con un esempio pratico.becchino

Un venerdì vado da questo distributore, uno di quelli piccolini, che uno pensa siano a misura di libraio. Ci sono un paio di ragazzi simpatici, un promotore, i capoccioni. Il promotore è un venditore porta a porta, che gira per librerie (semplifico).

Io questo venerdì mi sento pieno d’iniziativa, così chiedo a uno dei ragazzi se è possibile avere dei libri in conto deposito. Conto deposito significa che tengo per un po’ i libri, poi li restituisco e pago quel che ho venduto. Una cosa più o meno normale.

In più ho chiesto libri di viaggio. Ho una libreria di viaggio. Arriva l’estate. Tutto fila. E infatti la risposta è “Ma sì, certo! Solo, dovresti parlare con il grande capo. Torna lunedì e si fa”.

Io il lunedì torno, ma Il grande capo non c’è. Appena uscito. Forse torna, forse no. Allora mi fanno parlare con il promotore. Che però è appunto un venditore porta a porta, e in mancanza di porte è in difficoltà. “Passo io dalla libreria”, mi dice. Poi aggiunge: “Sono già passato una volta, ricorda?”. Io ricordo: è passato un anno e mezzo fa, ha messo dentro la testa e mi ha allungato un biglietto da visita. Poi s’è allontanato, alla ricerca credo di altre porte. Un drago. Gli chiedo di passare presto, che all’estate non manca molto. Lui dice certo. Ma non si vede.

Passano dieci giorni e torno dal distributore. Chiedo spiegazioni ai ragazzi simpatici. Il grande capo non c’è, il promotore è su qualche soglia, c’è solo il vicecapo. Posso parlare con lui? Sì. Lo faccio.

È un becchino. Tutto vestito di nero, bianco in viso, con una voce roca tipo corvo. Non mi faccio sviare e gli chiedo il conto deposito delle guide Polaris. Mi risponde subito, gracchiando un: “Ah no, no, le Polaris no”.
Ma come no? - mi lamento - ho una libreria di viaggio.
E dove?, chiede
Glielo dico.
No no.
Ma come? - insisto - è quasi estate.
No no.
Ma come? - tento ancora - facciamo solo fino a settembre.
No no.
Ma perché?, chiedo. E lo faccio perché davvero non ha senso.
La risposta è un capolavoro: “Perché noi le Polaris le paghiamo“.
Per un distributore pagare un libro dev’essere pazzesco. Hanno sempre tutto gratis, e di quel che vendono si tengono il 60% (sessantapercento). O anche più.
Io non mi rassegno. Ripeto: facciamo fino a settembre, sono quattro mesi, cosa vi costa?
No no. Noi le Polaris siamo qui per venderle.
Allora sbotto. “Ah, ecco! Pensi che io ve le ho chieste perché mi piace il colore. Bello quel giallino, eh? Sta bene con la tinta dei muri. Mica le volevo vendere io”.
Tutto inutile. Non hanno ironia questi becchini della distribuzione. Mi bercia di tornare lunedì, che lunedì c’è il grande capo.
Ma ormai ho capito che questo grande capo non esiste mica. C’è solo un becchino, un uomo sulla soglia, e due ragazzi simpatici: gli unici competenti, che non contano nulla. Auguri!


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