Fabrizio Gatti, Bilal
Ci sono tanti libri importanti, che si elevano di una spanna sulle centinaia di inutili uscite settimanali. Poi ci sono i libri indispensabili. Pochissimi, forse dieci in un anno.
Questo, appena uscito in edizione economica, è un libro indispensabile. A prescindere dalle opinioni e dai gusti. Lo è perché offre un punto di vista inedito su una realtà controversa, quella dei migranti.
Qualcuno crede siano una risorsa, altri li vedono come un problema. Fabrizio Gatti, invece di giudicarli in astratto, ha provato a ripercorrerne il viaggio, fingendosi clandestino. Dal Senegal all’Italia, attraversando il Sahel e - soprattutto - l’infinito deserto. E’ la via più difficile, l’unica disponibile da quando il Marocco ha rafforzato le frontiere con la Spagna.
Gatti, da bravo giornalista, scrive in modo scarno. Si lascia andare a poche valutazioni: il resto è sostanza. Sono persone, paesaggi, dolori, piaceri. Ex modelle e guidatori. Terroristi e poliziotti corrotti. Qualcosa che compare all’orizzonte e sembra la salvezza, la terra promessa (dalla televisione), ma non lo è quasi mai.

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