Un libro per l’estate. Ma quale?
Da un mese, un mese e mezzo gli editori stampano principalmente i libri con cui mandarci in vacanza. E spesso questo porta in libreria dei bei libri. Spesso pratici, maneggevoli, con una bella trama gialla che dia qualche rinfrescante brivido dietro la schiena.
Ma accanto ai bei libri - com’è ovvio - si nascondono delle trappole. Perciò, se non volete partire per le ferie col piede sbagliato, potete leggetre questi consigli di lettura e non-lettura (tutti molto personali, s’intende).
Lo scaffale dei famosi
La solitudine dei numeri primi: anche se tutti lo cercano, tutti lo vogliono, lasciatelo dov’è. Potete far vita sociale al mare anche se non l’avete letto. E vi risparmierete un romanzo che per quanto ben costruito sembra frutto di un esperimento scientifico-letterario. Paolo Giordano manca di partecipazione rispetto alla storia che racconta. In più la vicenda è cupa, i personaggi condannati senza scampo.
Attenzione anche a Quello che ti meriti, thriller di Anne Holt su cui il sito di Einaudi spende parole molto impegnative. Invece la trama spesso non sta in piedi, prende svolte che non sono inaspettate: sono incomprensibili.
Firmino, sempre di Einaudi, è invece un libro gradevole. Storia di un topo che cresce dentro una libreria e si nutre di libri - prima della carta, quindi delle storie - ha momenti deliziosi, ma sappiate che non è il capolavoro, il libro magico di cui qualcuno parla. Il topino fa tenerezza, è saggio e ama i libri. Se vi piacciono le storie con gli animali, mettetelo in valigia (tanto più che è sottile).
Paura della matematica, di Peter Cameron, è un’altra delusione. Non tanto per l’autore, che anche nella misura del racconto è bravissimo. Il problema è che Adelphi ha messo insieme pochi testi raccogliticci e ne ha fatto un libro. Proclamando ai quattro venti che contiene anche un racconto inedito: peccato che sia un racconto di sette pagine! E certo, la quantità non è poi così importante, ma una raccolta di racconti uno se l’aspetta un po’ più corposa di 90 pagine, scritte larghe, spaziatissime. Al prezzo modico di 15 euro.
Se vi piace la satira (politica e non), prendete a colpo sicuro Breviario comico di Michele Serra. Una cronaca dei principali eventi dal 2002 al 2008, virata in satira. Satira pura, che fa ridere e non esplicita il messaggio morale (che pure ovviamente c’è). Quando Serra rinuncia a fare il professore e rimane il compagno un po’ folle che all’intervallo s’inventa prese in giro, beh… è un genio.
I lettori raffinati apprezzeranno due nuove uscite di Einaudi: il romanzo - ahimè postumo - di Norman Mailer, Il castello nella foresta e la ristampa del primo romanzo importante di Thomas Bernhard, Gelo. Due letture non proprio rilassanti: il primo è un’indagine sul passato di Hitler, condotta dalle stesse SS (per timore che il nonno del führer fosse ebreo), il secondo la cronaca di una progressiva follia (per quanto affascinante). Bernhard e Mailer - pur diversissimi - sono due grandi. Qui si vede molto chiaramente che il primo è all’ultima prova (libro prolisso e dalle sconfinate ambizioni), il secondo all’esordio (il testo è un po’ grezzo). Sono libri insomma non perfetti, ma libri importanti.
Infine, portatevi dietro Chicago, di ‘Ala al-Aswani. Il motivo è presto detto: è probabilmente il miglior libro del 2008.
I gialli e i neri
Non mi è mai stata ben chiaro il motivo, ma l’estate è la stagione dei gialli. La scelta è davvero molto ampia. Proviamo a segnalare qualche titolo, pescando tra quelli non troppo noti. Mistero di strada, di Francisco Ledesma, è un gioiello. Sarebbe addirittura un capolavoro, non fosse che si sgonfia un po’ nel finale. Romanzo nerissimo, ambientato in una Barcellona che va scomparendo - quella dei bar, della vita di strada, dei bordelli - ha una memorabile figura di investigatore in Méndez.
Molto diverso, ma splendido, è anche L’uomo senza un cane di Hakan Nesser. Un’intricata vicenda familiare, scritta da un autore che è probabilmente il migliore, tra i giallisti scandinavi. È anche la prima indagine di un nuovo investigatore - l’italo-svedese Gunnar Barbarotti - che forse consolerà gli “orfani” di Van Veeteren (il precedente eroe di Nesser, ormai andato in pensione).
Se vi piacciono le avventure, magari un po’ rocambolesche, portatevi invece in vacanza Patagonia Ciuf Ciuf, di Raúl Argemí. Divertente, scatenato, con una coppia di ladri improbabile, e gli scenari della Patagonia a far da cornice a un’avventura che, se fosse un film, sarebbe una coproduzione Tarantino-fratelli Cohen.
Per restare in tema di cinema, Le sparizioni, di Scott Heim, ricorda moltissimo il cinema di David Lynch. Scenari rarefatti abitati da personaggi nel crepuscolo della vita, o drogati, o alcolizzati. Ogni storia ha più versioni, di ogni racconto si può (o deve) dubitare. Sarà sogno o realtà? Bugia o verità? Passato o presente?
È un libro da cui è difficile staccarsi, eppure non è facile consigliarlo. Forse perché la trama è troppo debole, s’affida troppo alla scrittura evocativa di Heim.
All’improvviso uno sconosciuto
Restiamo in argentina per segnalare Sud 1982 di Adrián Bravi, argentino d’Italia (fa il bibliotecario a Recanati), che racconta a suo modo la guerra delle Malvine (che poi, visto l’esito della guerra stessa si chiama ora “Guerra delle Falkland!”). Un libro che prende in giro la guerra, attraverso la figura di un soldato che - come è giusto che sia - non capisce la logica del conflitto.
La sognatrice di Ostenda, del francese Eric-Emmanuel Schmitt, è un bel libro di racconti. Il primo - lungo la metà del libro e in realtà una specie di romanzo breve - dà il tono agli altri. Sono storie che hanno un buon gusto d’antico, tutte con un mistero da risolvere. Mistero spesso incarnato dai protagonisti stessi. Perché una donna si presenta in stazione da anni, ogni giorno, allo stesso binario, con un mazzo di fiori in mano?
Una canzone per Bobby Long è invece uno straordinario romanzo di Ronald Everett Capps, la storia di due cinquantenni allo sbando che trovano una ragione di vita in una ragazza quindicenne, che capita nelle loro vite. Tra un goffo tentativo di seduzione e l’altro, riescono a istruirla, a iscriverla a scuola, a darle un futuro. Una storia toccante, divertente, sincera. È un libro un po’ ingombramte, ma se vi rimane spazio in valigia mettetelo! (e altrimenti cambiate valigia, su!).
Libro gioioso, divertente, ma a suo modo anche profondo, è infine Le mie cose, del torinese Marco Lazzarotto, pubblicato da Instar libri. Un testo pieno di trovate e invenzioni, che ricorda (nel tono, più che nei temi) i primi romanzi di Stefano Benni (Terra, Baol…). Se progettate un’estate rilassante, fa decisamente al caso vostro.
articoli
Toni Steccato mi chiede di chiderti se c’hai dei libri con copertina argentata: pare che moltiplichino l’abbronzatura
purtroppo no, filo, gli editori son bestiacce insensibili al tema dell’abbronzatura
io comunque rimedio impacchettando i libri col domopack
e che ne dite di ’sardinia blues’ di flavio soriga? Bello bello bello!!
Ciao beppeilmiolibraiopreferito,
intervengo in questo post vacanzifero per due cose:
1 aggiungere il libro di lazzarotto “le mie cose” fra i libri estiveri: grazie di avermelo consigliato è stata una lettura molto molto divertente
2 dire che ho letto La solitudine dei numeri primi e che non mi è affatto dispiaciuto…salvo rendermi conto mentre lo leggevo di una strana sensazione di deja vù che ho poi capito da cosa mi proveniva: la trama del libro nostrano, per non parlare del titolo, assomiglia in maniera inquitante a Le particelle elementari di Michel Houellebecq. Cosa in effetti un po’ inquietante per un premio strega…Mica me ne sarò accorta solo io, no?
Saluti e rispetti
alessandra
Serpina, sai che non l’ho mai letto Soriga? Mi hai incuriosito, però… rimedierò!

Alessandra, il libro di Giordano sembra sia piaciuto a tutti… boh! invece la somiglianza con Houellebecq non l’ha mica notata nessuno, che io sappia. purtroppo ‘le particelle elementari’ è un altro di quei milioni di libri che non ho letto. temo che non basti una sola estate per rimediare a tanta ignoranza, snort!
Ciao

Mi devo presentare da qualche parte o posso scrivere subito così in anonimato?
Vorrei intervenire sulla “stroncatura” de La solitudine dei numeri primi. Ho letto il libro e devo dire che non ho subito pensato ad un’opera di genio, però non mi ritrovo in queste parole: “Paolo Giordano manca di partecipazione rispetto alla storia che racconta. In più la vicenda è cupa, i personaggi condannati senza scampo.”
Più che commenti le mie sono domande… Ma il senso di mancata partecipazione non è forse voluto e parte dell’atmosfera del romanzo? Il senso di estraneità e di estraneazione, il lasciar passare la vita sopportando il destino: è quello che ho visto. Ed ecco anche perchè i personaggi sono condannati e senza scampo. Ma dopo aver vissuto ogni attimo e aver scelto (o non scelto, che è la stessa cosa) ogni attimo, non siamo “condannati”? Non è già determinato l’attimo dopo?
Detto questo anche io ho avuto l’impressione di un romanzo ben costruito, ma quasi troppo ben construito, come se la trama fosse in realtà un esercizio di stile. Ma il distacco, quello io l’ho visto come pregio, come stile narrativo che prende forma proprio dalla trama.
Personalmente non mi piacciono quei romanzi dove traspare l’autore che dice “oh poverino il mio personaggio, quanto soffre, quanto profonda è la sua interiorità”.
Visto che a ignoranza non scherzo neppur io e delle Particelle Elementari ho visto il film ma non letto il libro, non è che riesci a procurarmelo prima di giovedì?
Alessandra
Sto scrivendo un saggio critico dal titolo “La solitudine delle particelle elementari”.
Appena l’ho finito poi ve lo mando.
e non dimenticare di scrivere, caro Guido che nella vita Giordano fa il ricercatore di fisica delle particelle… A volte la vita è strana, neh?
Aless, il libro di Houellebecq (devo sempre fare copia-incolla con ’sto nome) purtroppo non ce l’ho in libreria e i distributori in questo periodo son chiusi!
Erika, ciao e benvenuta! Personalmente non ho dubbi che la “freddezza” della scrittura sia un effetto voluto. Tu dici che la trama è un esercizio di stile, io che il romanzo somiglia a una specie di esperimento… ma sai che forse siamo quasi d’accordo?
Ecco. Passo da questo blog dopo mesi e come per magia le prime righe mi trovano completamente d’accordo. La solitudine dei numeri primi, che io ho invece (ahimè) comprato e letto, è la più grande bufala del 2008. Augh, ho detto! (Ciao Beppe, smciù. L’ho letta la tua mail eh? Ora mi riprendo con ancora qualche giorni di pseudovacanza cum neonata e ti chiamo. Bacio grande)
il romanzo più bello che io abbia letto di recente è “cronache dall’asfalto”,di samuel benchetrit,ambentato nelle periferie francesi
barbie, ciao stellina! ecco, vedi che dovresti visitarlo più spesso questo sito?
goditi la pseudovacanza, ci sent presto!
ciao agnese! non so perché ma “cronache dall’asfalto” non l’ho mai preso… forse non mi ispirava molto il titolo. ma appena riaprono i grossisti rimedio! grazie per il consiglio
beppe
Peccato che ti/vi abbia trovato/i troppo tardi e i miei libri estivi/autunnali li abbia gia’ comprati! Vivo all’estero e ogni volta che vengo in Italia mi compro una quindicina di titoli.
Adelphi ha rubato anche a me 15Eur, Peter Cameron e’sempre bravo, per carita’ ma il libro se impaginato con un po’ piu’ di onesta’ sarebbe stato di si’ e no 45 pagine e va da se’ che poteva costare la meta’ .
La solitudine dei numeri primi non mi ha avuto…ma ho un pregiudizio negativo contro i “bei titoli” che mi ha fatto anche perdere tantissimi capolavori pure. Consiglio anche io L’uomo senza un cane, piu’ che un giallo una storia nera, una tragica storia di umanita’.C’e’ da dire che mi sono piaciuti tutti i libri di Nesser.
Adesso sto leggendo LA legge dei sogni di Peter Behrens, einaudi. I primi capitoli non mi avevano preso per niente ma adesso …
Se vi piacciono le edizioni Guanda e ogni tanto vi dite, ma si’ compriamo un autore italiano che abbiamo preso solo libri in traduzione…ecco lasciate perdere Un’inquilina particolare di Emiliano Gucci.