Angeli (e demoni?)

Ci sono casi in cui la soddisfazione del cliente entra in stridente conflitto con quella del libraio.

Certo, la prima è importante: un cliente soddisfatto è un cliente che torna, il passaparola positivo è la miglior pubblicità e via così, di luogo comune in luogo comune.

Però volete mettere con la soddisfazione del libraio? Quella piega particolare delle labbra, quella contentezza che di legge sul viso e fa dire: ecco uno che ama quel che fa!

Così ieri mi sono trovato appunto in pieno conflitto tra le due. Era mattina presto, sentivo i neuroni dibattersi nel mio cervello come naufraghi, in cerca di un ruolo preciso. È entrata una corpulenta signora. In agosto, qui in via Massena, passa pochissima gente, e ogni cliente è un piccolo shock.

Mi ha subito identificato come la figura di riferimento, quella a cui chiedere. Un po’ per il mio aspetto da libraio classico, un po’ perché ero solo. Ha percorso qualche metro un po’ a fatica, poi s’è appoggiata a un tavolo. Il braccio era flaccido, un po’ tremante.

Mi ha chiesto: “Cerco delle pubblicazioni sugli angeli
Ecco il conflitto. Una parte di me suggeriva: forza, vai al computer e cercale una bibliografia completa sugli angeli. Poi, se vuole, ordinaglieli. Dovrai fingere di interessarti all’argomento, ascoltare le sue chiacchiere, ma avrai una cliente soddisfatta. Una che ritorna. Che parla bene di te.

L’altra parte… beh, l’altra parte è quella che ha vinto. Che mi ha fatto rispondere: “Guardi, non esistono“.
“Come non esistono?”, mi ha chiesto lei abbastanza alterata.
“Glielo giuro”
“Ma che dice? Ne ho decine a casa, di libri sugli angeli!”
“No no, io dicevo che gli angeli non esistono”
Lei ha inarcato le sopracciglia come non avevo mai visto fare a nessuno. Le sono arrivate quasi all’attaccatura dei capelli. Un atteggiamento ben poco angelico, devo dire. Poi è uscita pestando i piedi e sbraitando.
Io son rimasto fermo, con una piega particolare sulle labbra. Con un cliente in meno e chili di soddisfazione in più.


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commenti

  • maya dice:

    Senti maaa…tu come sai che non esistono?

  • beppe (autore) dice:

    ne sono sicuro, cara maya.
    pensa che me l’han detto loro.

  • agnese dice:

    ma beppe come sei cattivo non si dice a muso duro ai bambini che babbo natale non esiste…oooops,a chi crede negli angeli che essi non esistono
    ps:io non ho mai dialogato con le mie visioni di drogata ;)))))))

  • maya dice:

    Ora so che parli con cognizione di causa, ma, accidenti, caro beppe, i tuoi colloqui mistici ne hanno disillusi due in un sol colpo! Intendo te e la signora poco angelica, naturalmente…o la signora no (sarà uscita bofonchiando: “in che razza di gentaglia incolta si incappa in questa città”)?
    Almeno ho la (quasi) certezza che se capito nella tua libreria saprò la verità!

  • beppe (autore) dice:

    no dai, agnese, non sono cattivo! è che l’occasione era ghiotta e non ho resistito alla battuta ;)
    e comunque, maya, devo ammettere che il fantasma con cui ho parlato era scettico anche sulla mia, di esistenza.
    perciò la domanda è una sola: devo cambiare pusher?

  • maya dice:

    Ma sì, certo, addossiamo tutte le colpe ai lavoratori onesti!!! poveri, bisfrattati pusher senza un sindacato…
    Io, piuttosto, farei due chiacchiere col tuo etereo informatore (alato?): non è che mi ti crea dei complessi?
    A meno che non si tratti dell’esimio fantasma di Calvino col pallino del libraio inesistente…be’…sempre meglio che dimezzato!

    Grazie per le dritte di settembre (un po’ mi ci perdo), Beppe (Agilulfo dei Guildiverni) caro! ;-)

  • filo dice:

    e gli angeli del focolare?

  • beppe (autore) dice:

    maya cara, ma sai che all’inizio la libreria volavo chiamarla “Le città invisibili”?
    filo, gli angeli del focolare in effetti esistevano in un’epoca remota. poi son bruciati.

  • maya dice:

    Al plurale, perchè? Pensavo alla tua libreria come ad una città invisibile con il suo porto e i suoi moli, come scrivi tu. Chi passa dritto lo fa perchè guarda altrove o non ha il privilegio di “vederla”…o sono i libri le città invisibili, fino a quando non li si apre…
    E poi, invece? Il nome scelto, al contrario, vuole conferirle concretezza e accessibilità?
    Troppe domande, lo so!

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