Sul podio dell’estate

Eccoli qui, i magnifici tre dell’estate: libri che tra luglio e agosto ci hanno appassionato a tal punto da issarli sul precario podio di plexiglass, da dove possono osservare con giusto orgoglio tutti gli altri, spianati sul tavolo.

Perché anche i libri hanno un orgoglio, come saprete.

3.  Marco Lazzarotto, Le mie cose, Instar libri.
Libri come questo, scritto da un giovane autore italiano, stralunati e divertenti, ma che non tralasciano la trama (che anzi con l’andare delle pagine si fa più interessante); libri così non ne escono poi molti. Perciò, se volete, accattevillo.

2. Gary Geddes, Il regno delle diecimila cose, Excelsior 1881.
Romanzo, dice l’editore. Mah. Credo che scrivere romanzo sulla copertina di un libro faccia figo e aumenti le vendite. Ma questo è un reportage e va riconsegnato al suo genere. Partito dal Canada sulle tracce di un monaco buddhista del V secolo, Gary Geddes si trova in Pakistan e quindi in Afghanistan. Di qui va verso oriente fino ad attaversare l’oceano e finire in America Centrale. Mondi diversi - da Kabul a Xian, da Città del Messico a Tikal - che Geddes racconta in modo molto vivido, anche perché il viaggio comincia nel 2001, poco prima dell’11 settembre. Da leggere, giuro.

1. Anne Tyler, Ragazza in un giardino, Guanda.
C’è poco da fare, Anne Tyler è proprio brava. E lo era anche a trent’anni, perché questo è un libro del 1971 (e la Tyler del 1941, appunto). Una storia che comincia come una commediola, vira improvvisamente in tragedia, è come privata del motore narrativo - e quindi traccheggia - poi avanza d’un balzo verso il finale. Non prima però d’aver cambiato punto d’osservazione. L’autrice gioca con maestria con le regole dello spazio e del tempo e per tutta la storia riesce a raccontare vicende familiari terribili o spassose in modo completamente convincente. C’è poco da fare, appunto. A parte comprarlo, un libro così.


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