Fforde, C’è del marcio

Succede spesso che il secondo romanzo di una serie sia meno brillante dell’esordio. Dopo un certo numero di “capitoli”, poi, una saga di solito perde mordente, capacità di stupire e incantare. Niente di tutto questo, però, accade in questo libro, C’è del marcio, che pure è il quarto del ciclo inventato da Jasper Fforde.

Succede spesso che il secondo romanzo di una serie sia meno brillante dell’esordio. Dopo un certo numero di “capitoli”, poi, una saga di solito perde mordente, capacità di stupire e incantare. Niente di tutto questo, però, accade in questo libro, C’è del marcio, che pure è il quarto del ciclo inventato da Jasper Fforde.

L’autore sembra anzi gestire sempre meglio la sua creatura. Tesse trame perfette, e le innerva di un umorismo che in questo episodio confina moltissimo con la satira. Per chi non conosce la serie, diciamo solo che è ambientata in un presente parallelo, in cui la cosa più importante sono i libri. Su di loro vigila uno speciale corpo di polizia. La protagonista, Thursday Next, è appunto una detective letteraria.

In questo mondo alternativo, dominato dalla potentissima Goliath corporation – una megaazienda che produce tutto – succedono cose singolari. Per esempio, si può entrare all’interno di un libro, conoscerne i personaggi, persino modificarne la trama. Oppure si può viaggiare nel tempo. C’è, insomma, un impasto di realtà e finzione, personaggi veri e letterari.

Ecco allora Amleto, che si materializza, indeciso più che mai, tra le linde strade della città, Swindon, che fa da cornice ai romanzi. In tutto il paese intanto sta montando un razzismo crociata antidanese, alimentato dal primo ministro Kaine, che studia da dittatore. La situazione non sembra buona, insomma; ma per fortuna un mistico medievale, san Zvlkx, ha previsto che tutto andrà per il meglio. Sempre che gli Swindon Mallets vincano la finale di croquet

Fforde ha la prodigiosa capacità di incardinare sempre la sua sfrenata fantasia nei binari della trama; e passando da una trovata all’altra ci racconta una storia. I paragrafi iniziali, finti articoli tratti da giornali immaginari, sono spesso un esempio di grande satira; e alcune scene (il dibattito politico, per esempio) hanno la grandezza di memorabili capolavori.

C’è del marcio è il miglior episodio di questa serie. Doveva anche essere l’ultimo, ma su pressione dei fan ne ha già scritto un altro (First among sequels, pubblicato in Gran Bretagna nel 2005). E forse neanche questo sarà l’ultimo. In ogni caso, per quel che conta, C’è del marcio è il più bel libro che ho letto nel 2008. Se non avete una dimostrata intolleranza per la fantasia (e per quel pizzico di fantascienza contenuta nel libro), correte subito a comprarlo.

in breve:
titolo: C’è del marcio
autore: Jasper Fforde
editore: Marcos Y Marcos
pagine: 490
prezzo: 17 euro


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via massena, 28

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