Recupero piante
Da molti giorni si è abituato a venire sempre, a tutte le ore, prima con una qualche scusa, poi anche senza. Sembra un personaggio dei fumetti: la figura tonda, i lunghi, le guance rosee e gonfie, che vorresti tirare.
Da molti giorni si è abituato a venire sempre, a tutte le ore, prima con una qualche scusa, poi senza. Sembra un personaggio dei fumetti, con quella figura tonda, quei capelli lunghi e bianchi, quelle guance rosee e gonfie, che vorresti tirare con entrambe le mani. E poi gli occhietti vispi che brillano sotto le lenti, l’accento napoletano verace, il passo lento e largo, da cowboy grasso.
S. è uno di quei personaggi che speri non entrino mai, o almeno non oggi, o almeno non ora. Ma che dopo due giorni finiscono anche per mancarti. Non sente bene ma in compenso parla moltissimo: in un’ora ti racconta la sua vita tutt’intera, e ogni volta è diversa. Nello spazio di un the squaderna senza ritegno le sue miserie. A volte ha vivaci discussioni con qualcuno; quando succede si sente in colpa e per un po’ non si fa vedere.
E infatti era da un po’ che non lo vedevo. L’ultima volta un paio di settimane fa: aveva letto il giornale, mi aveva pregato di mettergli da parte sei libri – al momento, sventuratamente non aveva soldi in tasca – poi alle cinque aveva accettato un the. E sorseggiandolo aveva raccontato alcuni episodi.
In un certo momento della sua vita pare abbia fatto deragliare un treno, mettendo un sasso sui binari. È finito nei guai e non si capacita del perché. Se gli chiedi “Ma perché l’hai fatto?”, lui non risponde. Sarà perché non ci sente bene. Poi da insegnante ha preso a pugni un collega. La scuola ha avuto da ridire. Ancora, S. non capisce perché mai.
Mentre raccontava e non capiva, comunque, S. ha avuto una discussione accesa con una ragazza che ha la metà dei suoi anni. S. è un buono, uno troppo timido. S’è vergognato e per un po’ non s’è più visto. Io pensavo: bene, fa’ che non entri più. O almeno non oggi, o almeno non ora. Però un po’ mi mancava.
Così non sapevo bene che pensare quando l’ho visto oscurare la luce della soglia. Con gli abiti primaverili sembrava davvero enorme. Appena dentro s’è guardato in giro, come a verificare che lei, la ragazza con cui aveva avuto da discutere, non ci fosse. Non c’era nessuno. Ha cominciato a parlare a macchinetta. Io testa bassa e zitto. Allora s’è andato a sedere al tavolino. Per un po’ ha letto. Ha osservato qualcuno entrare, curiosare, scambiare parole. Alla fine s’è fatta ora di chiusura. Gliel’ho detto e gli ho versato un the fuori tempo massimo.
Sorbendolo ha ripreso a parlare. “Come sai, una delle cose che faccio è il recupero piante“.
“Francamente non sapevo”.
“Beh, recupero piante”.
“Piante?”
“Le recupero”.
“Molto bene”.
“Perché c’è chi le butta, le piante”.
“Follia”.
“Io le recupero”.
“Urca, quanto è tardi“.
“E… appunto, volevo chiederti un piccoo favore”.
“Proprio tardissimo”.
“Una cortesia, insomma”.
“Ma tu guarda che ora è!”
“C’è qui fuori una pianta che ho recuperato“.
“Qui fuori?”
“Qui”.
“Di certo non scappa”.
“L’ho recuperata”.
“Mio eroe“.
“Eh… e volevo chiederti…”
“Non trovi che sia tardissimo?”
“Volevo chiederti un piccolo favore”
“OK. COSA??”
“Me la terresti per questa notte?”
“Prego?”
“Sì, io non posso portarla a casa…”
“Capisco… tua moglie”.
“No, è che pesa”.
“Pesa?”
“Pesa”.
“Senti, ora devo chiudere. Portiamo ’sta pianta dentro e poi chiudo”.
“Perfetto, grazie. Scusa eh, è solo che pesa“.
Ecco, a questo punto lui, S., esce dalla libreria, sta fuori qualche secondo e quindi torna, piegato in due sotto il peso di una cosa vizza, rinsecchita, chiaramente morta.
“S., ma questa pianta è morta!”
“No no sai? Credo possa riprendersi“.
Io la guardo. È tutta secca, grigia,a ogni movimento si staccano vari pezzi. Sta marcendo anche il vaso.
“Domani te la porti via, vero?”
“Certo, certo. La porto a casa mia, ne ho un sacco di piante recuperate”.
Io anuisco, dico: “Si faranno compagnia” e con le ultime energie della giornata faccio un cenno di saluto.
Poi aspetto che s’allontani e faccio per uscire. Solo allora sento alle mie spalle la pianta stormire.
E spero proprio sia il vento.
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