Torday, L’irresistibile eredità di Wilberforce

Il secondo romanzo di Paul Torday è la storia amara e ironica di un uomo distrutto dalle passioni: per una donna e soprattutto per il vino.

La copertina del libro

Paul Torday, L'irresistibile eredità di Wilberforce, Elliot. 313 pagine, 17,5 euro

Questo di Paul Torday è un libro scritto con ammirevole abilità, che a qualcuno sembrerà freddo, ma che regala, a chi sa gustarle, pagine memorabili.

La storia, riassunta all’osso, è questa: Wilberforce è un genietto dell’informatica che a 22 anni ha fondato un’azienda di software. In breve diventa ricco, ma si trova trentacinquenne senza quasi aver vissuto. Niente passioni, niente amici, niente fidanzate. Solo molto lavoro. Finché non incontra Francis Black, nobile un po’ decaduto, proprietario di un’immensa cantina, grazie a cui recupererà tutto: amicizie, un grande amore e soprattutto una passione per il vino. Passione che rischia però di distruggerlo.

Più che la trama, però, è notevole la strutura del romanzo: Torday parte dalla fine e poi procede all’indietro, come riavvolgendo il nastro. Ecco allora che conosciamo il buon Wilberforce sulla soglia dei quarant’anni, con la mente vacillante e la salute compromessa dall’alcol. Lo ritroviamo, nel secondo capitolo, un paio d’anni prima, un po’ spento ma ancora lucido. E così via, fino all’inizio della storia, quattro anni prima, in cui Wilberforce è una specie di nerd astemio, senza alcuna esperienza di vita.

Ne risulta una lettura spesso spiazzante. Le pagine luminose, quelle che sembrano regalare a Wilberforce la prospettiva di una vita nuova, finalmente piena, sono tutte cacciate alla fine del libro. Ma quando arriviamo fin lì, le speranze che dovrebbero suscitare son già frustrate: sappiamo già che le cose non adranno per il meglio. Da un punto di vista puramente emotivo, insomma, L’irresistibile eredità di Wilberforce è un romanzo piuttosto indigesto.

A renderlo più digeribile è la scrittura eccellente: modulata secondo le varie fasi, asciutta ma non banale, molto scorrevole. Chi riesce a entrare nel meccanismo del libro, scoprirà un mondo strano, fatto di ironia e disperazione. Chi invece spera che a un certo punto il gioco finisca, che Torday piazzi un finale a sopresa, o anche semplicemente uno scarto temporale, rimarrà deluso.


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