D’Avenia, Bianca come il latte, rossa come il sangue

A volte quando finisci un libro ti viene in mente una parola che riassume quel che pensi. A me è successo con questo libro è la parola è: pretesco.

Non sempre succede, ma a volte quando finisci un libro – specie se lo finisci alle tre di notte, dopo duecento pagine filate – ti viene in mente una parola che riassume quel che pensi. A me è successo con questo libro è la parola è: pretesco.

Questo è un libro pretesco perché non si (e ci) risparmia mai una morale, perché è buonista, perché è sentenzioso. Ma bisogna precisare che ricorda un pretino di provincia, uno giovane e sensato, non un cardinale spocchioso: e questo in parte lo salva.

Storia di adolescenti, raccontata in prima persona dal sedicenne Leo, ha una trama imperniata su un solo evento, tanto importante da modificare un’intera rete di relazioni e consuetudini. Leo ama Beatrice, ha una grande amica (Silvia) e un miglior amico (Niko). E ha anche una famiglia poco meno che perfetta e un supplente di filosofia che tutti chiamano il Sognatore, giovane e brillante.

Ma il contesto in realtà è quasi neutro: ci sono pochi dialoghi tra Leo e il Sognatore, o col padre. Quasi tutta la storia è ambientata nella dimensione magica dell’adolescenza, dove gli adulti non entrano, con Leo che in pochi mesi cresce e cambia (e qui D’Avenia è bravo a far maturare di conseguenza anche il suo linguaggio), capisce e si perde.

Pare che Mondadori abbia deciso di puntare moltissimo su questo libro per il 2010. Ha scelto una bella copertina, organizzato presentazioni e interviste, allestito un lancio come si deve. E forse ha anche scelto di mantenere (o addirittura accentuare, chissà) quel moralismo spicciolo – quel quid di pretesco, appunto – che a mio giudizio rovina un po’ il libro.


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6 commenti »

  1. che recensione banale…detto e stradetto
    basterebbe aprire gli occhi e capire che quel buonismo di cui lo si accusa è solo la capacità di vedere una realtà che esiste e che televisione, giornalisti e scrittori vogliono occultare…giustamente è banale parlare di genitori che si amano e matrimoni che durano, è banale parlare di professori che sanno davvero insegnare e lo fanno con passione, è banale parlare di un adolescente che è capace di crescere, è poco interessante se non si parla di droga, sesso e tradimento
    io vivo in una famiglia e in una realtà che ha tutto quello che c’è nel libro di D’Avenia e sono contenta che qualcuno finalmente gli abbia dato voce
    sarà banale…ma per fortuna per molti questa è la realtà
    e la piccolezza delle persone sta nel non capire che per pensare, parlare e vivere in questo modo non bisogna essere un prete di provincia…che visione ristretta

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    Astra Risposta:

    BRAVA!!!

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  2. cara madaluscla,

    la recensione sarà sicuramente banale, ma forse avresti dovuto leggerla prima di scrivere un commento… in questo modo avresti notato che non è il contenuto che non m’è piaciuto, ma il tono.
    il problema, secondo me, non è l’aver parlato di famiglie perfette o di ragazzi maturi, ma averlo fatto in maniera moralisticheggiante e con tono appunto “pretesco”.
    immagino che tu non sarai d’accordo e se vuoi spiegare perché mi fa piacere… ma per favore leggi, prima di criticare a caso.

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  3. vergognatevi,ma non vi rentete conto che è un libro semplicemente unico………..6 grande d’avenia

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  4. do perfettamente ragione al secondo commento se non sapete di cosa parla…..perchè lo giudicate????
    §:-)

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