Come mio padre ha dichiarato…
Siamo agli inizi del ventunesimo secolo. 2008, diciamo. E gli Stati Uniti devono affrontare una terribile .
Non c’entra il terrorismo internazionale.
Non c’entrano i comunisti.
Non c’entra l’Iran.
E non c’entrano nemmeno le guardie padane.
Il pericolo arriva da dove meno te lo aspetti: una villetta familiare, 180 metri quadrati di pura sovversione piantati nel ventre molle dell’impero.
Un uomo, Daniel Weinberg, costruisce una bomba atomica in casa, la nasconde dentro il suo nano da giardino, e si nomina primo re di Weinbergia, casa-stato indipendente dagli Stati Uniti.
Come mio padre ha dichiarato guerra all’America, appena pubblicato da Cargo, è una satira strepitosa. Paradossale, visionaria. Ma anche dotata di rara forza polemica.
Costruito abilmente il contesto, l’autore Nick Mamatas mette in scena personaggi che si muovono come manichini, manovrati da regole che non capiscono. I soldati che pattugliano i confini del giardino, cui ogni tanto parte un colpo. Il giornalista in cerca di scoop, che presto sposa la causa di Weinbergia, corrotto da qualche pizza. Hollywood che vuole i diritti sulla storia.
Mamatas, giornalista di disinformation.com, ha scritto un gioiellino. La quarta di copertina paragona Come mio padre ha dichiarato guerra all’America a Vonnegut e Aristofane. A me ha ricordato i migliori episodi di South Park.

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