Ali, In the kitchen
Ali, In the kitchen
Londra, Piccadilly. Cucina dell’Imperial Hotel. Lo chef Gabriel Lightfoot cerca di tenere sotto controllo una babelica squadra di cuochi, garzoni e lavapiatti sottopagati provenienti da ogni parte del mondo. Nonché i suoi nervi, logorati dalle martellanti richieste del suo staff, di un management pressante e dei partner d’affari con cui progetta in segreto di aprire un suo ristorante. Per non parlare del maître, che conduce traffici illegali sotto i suoi occhi. Fuori lo aspettano un padre malato di cancro e una fidanzata che vorrebbe sposarsi. Il fragile equilibrio della quotidianità di Gabriel viene sconvolto dalla scoperta del cadavere di un garzone ucraino nei sotterranei della cucina. A dare il colpo di grazia allo chef, l’entrata in scena di Lena, una giovane bielorussa misteriosamente legata alla morte dell’uomo. Sotto la sua influenza Gabriel, al limite della follia, prenderà decisioni le cui conseguenze stravolgeranno il corso della sua vita e il futuro che pensava di desiderare. In the Kitchen è un universo poliglotta di vite sudate e sogni infranti, in cui ogni angolo di mondo è rappresentato: africani, asiatici, slavi e tutti gli altri in mezzo… Uno sguardo intelligente e rivelatore su quel melting pot che è l’esistenza contemporanea. Un libro che conferma il talento di Monica Ali nell’osservare i drammi e le tensioni della nostra società.
Ripensandoci, aveva l'impressione che la morte dell'ucraino avesse segnato il momento in cui le cose avevano cominciato a precipitare. Non poteva dire che fosse quella la causa, e nemmeno una delle cause, perché gli eventi che erano seguiti sembravano al tempo stesso inevitabili e del tutto casuali, e sebbene potesse ricomporli in una sequenza narrativa - cosa da cui traeva una sorta di conforto - ormai era cambiato quanto bastava per rendersi conto che si trattava soltanto di una storia che poteva raccontare e che delle storie, nel complesso, non ci si poteva fidare.
un momento...


